L’attacco hacker si espande: dopo Russia e Ucraina ora Francia, Gb e Danimarca| L’esperto: virus Petya atipico per una azione cybercriminale

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Rosneft, colosso petrolifero

Rosneft, colosso petrolifero

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Mosca – Anche la centrale nucleare di Chernobyl è stata colpita dall’attacco hacker. Lo riporta il sito ucraino Kromadske. Secondo l’Agenzia nazionale per la gestione della zona contaminata, i sistemi interni tecnici della centrale «funzionano regolarmente» e invece sono «parzialmente fuori uso» quelli che monitorano «i livelli di radiazione». Il sito della centrale elettrica è inoltre inaccessibile.

L’attacco hacker che ha colpito Russia e Ucraina sta provocando una serie di disservizi e disagi. Il sito della Rosneft, colosso petrolifero russo, è irraggiungibile e nella metropolitana di Kiev non si possono effettuare pagamenti elettronici.

Nell’aeroporto di Borispil, in Ucraina, si registrano ritardi ai voli. In Russia, oltre a Bashneft e Rosneft, anche Mars e Nivea sono coinvolte. Il virus responsabile – secondo la società di cyber sicurezza Group-IB – sarebbe “Petya” e non “WannaCry”.

L’esperto: «Petya virus atipico per un attacco in vasta scala

«La situazione è complicata, non è facile individuare i responsabili e le loro intenzioni mentre l’attacco è in corso, quello che possiamo dire è che l’uso del virus Petya è atipico per una azione cybercriminale su questa scala»: è questo il parere a caldo di Andrea Zapparoli Manzoni, esperto di sicurezza, in merito al massiccio attacco hacker in corso in tutto il mondo. Petya è un ransomware, cioè quella tipologia di virus che cifrano i dati con finalità di estorsione, perché per rientrare in possesso dei propri dati viene chiesto un riscatto agli utenti.

La sua particolarità è quella di bloccare non solo singoli file ma l’intero hard disk del computer, cioè la memoria che archivia file, programmi e sistemi operativi. «Questo particolare ransomware potrebbe essere stato usato come mezzo distruttivo – aggiunge Zapparoli – per la sua caratteristica di cifrare l’intero disco del computer, che quindi diventa inutilizzabile. Confondendo così le acque perché si tratta di un ransomware e non, strettamente parlando, di una cyber-arma. Perfetto quindi per coprire un attacco con finalità geopolitiche».

«Petya è atipico per un attacco cyber-criminale di questa vastità per due ragioni – conclude l’esperto. Non è un ransomware molto efficace perché blocca completamente i computer colpiti e quindi gli utenti faticano a pagare il riscatto. Inoltre, per come è progettato, Petya si presta ad essere `hackerato´, il che facilita il recupero della chiave di cifratura usata. Fa troppo rumore per un’ondata di attacchi di questo tipo, ciò che stiamo osservando non è storicamente nello «stile» dei criminali».

L’attacco hacker si espande

Il cyberattacco non si limita a Russia e Ucraina, ma si sta espandendo ad altre società europee, in particolare di Francia, Gran Bretagna e Danimarca. L’attacco ha colpito il colosso del trasporto marittimo danese Maersk, il gigante della pubblicità britannico Wpp e la società francese Saint-Gobain.

«La maggior parte dei nostri sistemi informatici sono stati oggetto di un attacco virale, continuiamo a valutare la situazione», ha detto un portavoce di Maersk a France Presse Una conferma arriva anche dal portavoce della Saint-Gobain il quale ha aggiunto che «tutti i nostri sistemi informatici sono stati isolati» per ragioni di protezione.

La Wpp ha confermato l’attacco su Twitter e ha fatto sapere che sta «prendendo tutte le misure appropriate» dal momento che «i sistemi informatici di diversi settori del nostro gruppo sono state oggetto di un cyberattacco».

L’esperto, 6 miliardi di tentati attacchi l’anno

«Il numero dei tentati cyber attacchi si aggira intorno ai 6 miliardi in un anno. Fatta eccezione per gli addetti ai lavori, ancora troppo poco si sa in materia di Data Protection, con la conseguenza che cittadini e aziende sono sempre più esposti agli attacchi senza sapere come proteggersi». Lo afferma Antonio Marchese, vicepresidente dell’azienda italiana `Soft Strategy´.

Di tutti questi reati informatici, il 21% si registra nella regione Europa-Africa-Medio Oriente: «Gli ultimi episodi di violazioni in termini di cyber sicurezza nella PA, oltre alle recenti stime sempre più preoccupanti che coinvolgono anche il nostro paese, devono essere un campanello d’allarme e un incentivo alla prevenzione» commenta Marchese, secondo cui «alfabetizzare gli utenti sulle nozioni base ed investire in cybersicurezza è fondamentale».

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